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Affitti più convenienti con la cedolare secca

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Si torna a parlare di casa e, in particolare, di affitti. Temi quanto mai attuali soprattutto nelle ultime settimane: le famiglie italiane, infatti, si sono trovate a mettere a budget sia l’acconto dell’Imu che quello della Tasi e, nell’arco di una manciata di giorni, dovranno versare il saldo delle imposte del primo acconto.
In questa fase, quindi, è importante avere chiari tutti i cambiamenti normativi e fiscali legati alle spese per la casa. A questo proposito, un recente articolo di Immobiliare.it ha spiegato il funzionamento della cedolare secca, elencando i soggetti che possono contare su un’aliquota più bassa in fase di dichiarazione.

Cos’è la cedolare secca?

La “cedolare secca” è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). In più, per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La cedolare secca non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

Contratti di locazione: quali novità

Tutti i proprietari di casa e gli affittuari che si ritrovano a compilare il Modello 730 devono fare particolare attenzione alle ultime novità, conseguenti all’introduzione della cedolare secca anche sugli affitti di breve periodo. A livello generale, possiamo dire che la cedolare secca rispetto all’Irpef è notevolmente più conveniente grazie all’aliquota più bassa. Inoltre, con questa forma si riesce a risparmiare anche l’imposta di registro annua del 2%.
Sul fronte degli immobili ad uso abitativo, infatti, l’Irpef può essere sostituita dalla cedolare secca con un’aliquota pari al 21% per ciò che riguarda i contratti a canone libero mentre, per quelli a canone concordato, la percentuale per il 2017 vede una riduzione fino al 10%.

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La detrazione IRPEF del 19% degli interessi passivi sui mutui

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I contribuenti che intraprendono la ristrutturazione e/o la costruzione della loro casa, possono detrarre l’Irpef, nella misura del 19%, gli interessi passivi ed i relativi oneri accessori pagati sui mutui ipotecari. L’importo massimo sul quale viene calcolata la detrazione del 19% è pari a 2.582,28 € complessivi per ogni anno d’imposta.

Condizioni richieste per ottenere la detrazione:

Per usufruire della detrazione devono essere rispettate le seguenti condizioni:

1) il mutuo deve essere stipulato nei 6 mesi antecedenti la data di inizio dei lavori di costruzione o nei 18 mesi successivi

2) l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale  entro 6 mesi dalla fine dei lavori di costruzione

3) il contratto i mutuo deve essere stipulato dal soggetto che avrà il possesso dell’unità immobiliare a titolo di proprietà

 

La mancata destinazione ad abitazione principale dell’unità immobiliare entro i 6 mesi dalla conclusione dei lavori in costruzione, comporta la perdita del diritto alla detrazione.